Megaliti e uomini preistorici nella val Nervia

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La Val Nervia è sicuramente una delle zone più suggestive del Ponente Ligure dove realizzare gite ed escursioni: lunga una ventina di chilometri, va dal mare fino alle falde delle Alpi Marittime, e prende il nome dal torrente che la percorre. La zona della foce è un’area di elevato interesse naturalistico, ma anche le zone boschive e montuose dell’entroterra, oltre ad essere ricche di reperti del periodo medioevale, romano, pre-romano, e soprattutto preistorico, offrono agli appassionati di escursioni paesaggi e scorci bellissimi.

Il numero e la qualità dei reperti risalenti alla preistoria rendono la Val Nervia un sito archeologico unico in Italia, e di notevole interesse anche a livello europeo, in particolare per quanto riguarda resti attribuibili a gruppi umani di età megalitica.

Nel corso degli anni sono stati rinvenuti menhir, tombe a tumulo, dolmen, cromlech ed altari sacrificali, tutte opere monumentali realizzate a scopo cerimoniale o funerario dalle popolazioni locali sull’onda degli influssi culturali arrivati attraverso la Francia e le isole britanniche, in un periodo stimabile fra il III° ed il II° millennio a.C.. Si tratta di testimonianze di dimensioni minori rispetto a quelle rinvenute in Bretagna o in Inghilterra (alcuni menhir in territorio bretone raggiungono altezze superiori ai 20 metri), ma sono reperti comunque appartenenti alla stessa cultura.

Nella zona di Ventimiglia è anche attivo un nutrito gruppo di appassionati ricercatori, impegnati costantemente nella ricerca di testimonianze dei nostri antenati: spesso i reperti infatti non sono per nulla facili da individuare, anche perché a volte si trovano in crepacci, o comunque in zone non agevolmente raggiungibili e lontane dai sentieri battuti. La Val Nervia risulta un luogo unico per la densità di ritrovamenti megalitici in rapporto alla superficie del territorio: si segnala tra l’altro il menhir più alto rinvenuto in Italia, che misura più di 5 metri. Sono stati individuati inoltre circa quindici altari sacrificali, spesso muniti di incisioni per lo scolo del sangue, o di coppelle per il raccoglimento dello stesso. Fra questi altari ne è stato rinvenuto uno di dimensioni nettamente maggiori rispetto agli altri, destinati al sacrificio di caprini e di ovini: il reperto reca un’incisione che alcuni ricercatori identificano come una testa umana, ipotizzando addirittura la possibilità che l’altare servisse a sacrificare agli dei esseri umani. Come abbiamo già accennato moltissime di queste suggestive testimonianze della vita dei nostri lontani antenati si trovano in luoghi difficilmente accessibili, se non si è buoni alpinisti; è comunque possibile ammirare diverse opere megalitiche percorrendo la dorsale da Vallebona al monte Caggio, con un’escursione effettuabile in giornata (6 menhir e 7 altari).